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Ragionamento deduttivo: ecco come funziona

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Il ragionamento deduttivo o deduzione è un processo di comprensione razionale. In sostanza è quando senti di essere giunto a una conclusione grazie a elementi che ti hanno fornito dati generici ma chiaramente destinati a far emergere quel tipo di soluzione. Gli elementi sono così concatenati tra loro che attraverso una serie di considerazioni logiche si giunge da postulati e principi direttamente a ciò che questi determinato nella dimensione pratica della realtà.

Storia del metodo deduttivo

logica deduttiva esempiOvviamente dall’introduzione non hai capito molto bene di cosa stiamo parlando. Capita, anche quando un concetto è talmente semplice che per essere spiegato si ha bisogno di fare diversi giri di parole. Uno dei padri del metodo deduttivo è considerato Aristotele. Ti ricordi il suo sillogismo?

Partiva da una legge universale per giungere a conclusioni specifiche. Il contrario di questo processo viene chiamato induzione, ossia quando si percorre la “strada” opposta: dal particolare al generale. Per chiarire meglio il contributo di Aristotele con il suo sillogismo è opportuno fare un esempio:

“Tutti gli uomini sono mortali; Socrate è un uomo; dunque Socrate è mortale”

La conclusione “Socrate è mortale” deriva da due postulati generali, la logica di questa conseguenza fila liscia.

La filosofia della conoscenza di Aristotele si protrae fino al medioevo, ponendo le basi per la scolastica e per la logica metafisica e neoplatonica. Queste correnti filosofiche pongono il metodo deduttivo come processo fondamentale per riprodurre la realtà a partire da un dato intuitivo superiore: l’Idea. Questo approccio sopravvivrà fino al Seicento. Da questo momento in poi diventerà un modo per ragionare sulla relazione tra oggetti sintattici, al di là del contenuto delle preposizioni.

Dobbiamo arrivare ai primi del Novecento per trovare una vera e propria rielaborazione del metodo deduttivo, quando Karl Popper sostiene apertamente l’inefficacia del metodo induttivo all’esperienza.

Popper riprende Kant e quella che tutti noi conosciamo come rivoluzione copernicana del pensiero. Popper chiarisce una volta per tutte il fatto che da singoli casi non si possono trarre leggi universali, in quanto la vastità dell’universale è tale che l’uomo non può farne esperienza.

Anche le conoscenze scientifiche sono filtrate dalla limitatezza delle nostre facoltà mentali, pertanto considerarle universali sarebbe un azzardo, nonostante l’uomo sia portato a considerare una conclusione universale a priori.

La scienza che si avvale del metodo deduttivo dovrebbe ammettere che in realtà il suo è un metodo per tentativi ed errori, che non ci differenzia poi così tanto neanche dagli animali, che come noi fanno ipotesi sulle conseguenze di un loro atteggiamento e poi testano l’effettivo verificarsi di queste ipotesi. Un’unica, universale e assoluta conferma non è possibile a partire da una teoria, ma solo una smentita.

Le applicazioni del metodo deduttivo

Moltissime discipline e le loro evoluzioni devono tantissimo al metodo di deduzione del ragionamento. Una su tutte è la matematica. Se pensiamo a questa materia come la base per l’evoluzione di Scienze e Tecniche avanzatissime come l’Economia o l’Ingegneria ci rendiamo conto dell’importanza di questo approccio al pensiero.

Il matematico cosa fa? Può individuare l’ampiezza di un angolo di un triangolo se ne conosce la somma degli altri angoli, pur non avendo di fronte a sé l’oggetto in questione. È a tutti gli effetti un ragionamento a priori, può dare un giudizio sul piano della realtà senza averne fatto esperienza diretta e tangibile. Non serve per forza un matematico per trarre certe conclusioni, chiunque può dall’alto delle sue basilari conoscenze di matematica fornire un dato come l’ampiezza dell’angolo di un triangolo, se si possiedono i dati degli altri due angoli. Siamo tutti portati a fare ragionamenti deduttivi.

Metodo deduttivo e induttivo

Questo processo della conoscenza, che per definire con il suo termine specifico chiameremo gnoseologico, ha il suo contrario, come abbiamo sottolineato in apertura a questo articolo. L’opposto della deduzione è l’induzione. Entrambi i termini affondano le loro radici nella lingua latina, induzione precisamente deriva da ducere (condurre) preceduto da suffisso in (moto in luogo, ossia ingresso) e indica un pensiero che si basa sull’esperienza. Grazie alla realtà sensibile i dati vengono introdotti nell’intelletto e quest’ultimo li elabora per trarne una legge astratta. Non più a priori dunque, ma a posteriori: giudicare la realtà dopo l’esperienza. Quasi due diversi modi di intendere non solo la comprensione della realtà ma la vita stessa.

Il metodo deduttivo, a differenza di questo induttivo, parte da un principio, anche chiamato assioma, un pensiero considerato verità assoluta che non necessariamente dev’essere sottoposto a verifica. Da questo si deducono, tramite un ragionamento, le conseguenze specifiche che risultano valide fintanto che le premesse lo sono. Se queste vengono smentite o si dimostrasse che non sono reali crollerebbe tutta la validità del ragionamento stesso. Questo dettaglio non da poco è la principale critica mossa al metodo, ma il dibattito non è ancora da considerarsi concluso. Tra filosofi della scienza si continua a discutere, e forse non si troverà mai una verità assoluta e universale.

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