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Cos’è il counseling? Definizione e aree di intervento

Ti interessa capire cos’è il counseling perché ti piacerebbe lavorare in questo settore? Il counseling è nato negli Stati Uniti negli anni ’20 ed è arrivato in Europa una decina di anni più tardi, passando prima dalla Gran Bretagna. 

La definizione più semplice è la seguente: il counsellor aiuta il cliente a tirare fuori le risorse per migliorare la propria vita in termini personali e lavorativi. L’obiettivo di questi professionisti è cioè favorire il miglioramento della qualità della vita dei clienti, sottolineando i punti di forza e le capacità di autodeterminazione di ognuno.

Ma come si riesce a lavorare da counsellor? Quali competenze sono richieste? Qui di seguito la nostra guida sul counseling.

Counseling definizione: la figura del counsellor

Prima di rispondere alla domanda su cos’è il counseling, dobbiamo chiarire che in Italia questa disciplina ha cominciato a essere conosciuta solo negli anni ’80. Oggi è oggetto di un certo interesse e i professionisti che se ne occupano sono molto richiesti.

Lo psicoterapeuta americano Carl Rogers è considerato uno dei padri fondatori del counseling incentrato sulla persona. Secondo Rogers, questa attività consiste nell’instaurare una relazione di aiuto, in cui il professionista va in soccorso dell’altra persona per consentirle di intraprendere un percorso di crescita, sviluppo e maturazione.

Rogers sostiene che ciascun essere umano possiede già tutte le risorse per comprendere sé stesso, per sfruttare appieno le proprie qualità, per costruire relazioni affettive sane e per autodeterminarsi nel lavoro. Il problema è che in alcuni casi non sa di possederle o non sa come sfruttarle per vivere come vorrebbe.

In queste situazioni il compito del counsellor è quello di mettere il cliente nella condizione di individuare le proprie capacità in modo che possa:

  • risolvere problemi personali o lavorativi
  • superare eventuali blocchi nel prendere decisioni
  • gestire le relazioni interpersonali e la relazione con sé stessi
  • acquisire una maggiore consapevolezza personale
  • gestire i conflitti esterni ed interni
  • investire le sue risorse e le sue potenzialità nell’affrontare le situazioni difficili
  • imparare a gestire lo stress

Il counsellor accompagna i suoi clienti alla riscoperta delle loro potenzialità nascoste attraverso l’ascolto attivo, l’empatia e l’accettazione incondizionata. Questo è il tipo di approccio che viene solitamente praticato per consentire alle persone di trovare una soluzione a situazioni che creano disagio sia esistenziale che relazionale.

Come si forma un esperto di counseling

La nostra guida su cos’è il counseling non può non tenere conto anche del percorso didattico dei counsellor. Questi ultimi, infatti, sono dei professionisti che dopo la laurea frequentano dei master specifici. La professione è complessa e non è possibile improvvisarsi, senza avere una formazione.

L’Università Unicusano mette a disposizione un master di I livello in Counseling relazionale nei contesti scolastici, educativi e socio-sanitari. Il master della durata di 12 mesi prevede 60 crediti formativi e l’acquisizione di un titolo che consente di iniziare a lavorare.

Di solito, le materie di studio di un esperto in counseling includono:

  • psicologia generale
  • psicologia sociale
  • pedagogia clinica
  • fondamenti teorici del counseling
  • introduzione alla relazione d’aiuto
  • tecniche di intervento e strategie di counseling
  • analisi delle caratteristiche soggettive che ostacolano l’autodeterminazione
  • analisi dei bisogni fondamentali e delle risorse necessarie alla realizzazione personale

Non basta, però, la semplice formazione. Un counsellor, infatti, deve possedere una serie di caratteristiche personali che facilitano l’esercizio della professione, come l’empatia e la disponibilità all’accettazione incondizionata degli altri senza esprimere giudizi.

Cos’è il counseling: ambiti di applicazione

Il counseling ha diversi campi di applicazione, da quello sociosanitario a quello educativo fino a quello aziendale.

Un counsellor può cioè lavorare con:

  • clienti singoli
  • coppie
  • famiglie
  • gruppi aziendali
  • organizzazioni
  • scuole e università

Nel caso delle scuole, per esempio, il counsellor attiva progetti specifici mirati a bambini, adolescenti e adulti (insegnanti e genitori) in modo da migliorare l’ambiente, facilitare le relazioni su cui si fonda e aiutare i singoli soggetti.

Il counseling può prevedere, inoltre, approcci come l’ascolto attivo, l’esplorazione con domande per favorire l’elaborazione dei concetti da parte del paziente e la richiesta di riformulazione di temi particolari così da favorire l’espressione di emozioni, paure o elementi generatori di stress.

L’obiettivo finale è quello di mettere i singoli e i gruppi in una condizione che viene definita di empowerment. Di cosa si tratta? Con il termine empowerment si intende un processo di crescita il cui scopo è favorire l’aumento della stima di sé, attraverso la scoperta di tutte quelle risorse latenti che costituiscono il potenziale nascosto della persona.

Counsellor e psicologo non sono la stessa cosa

Spesso la figura del counsellor viene confusa con quella dello psicologo. Si tratta, però, di due professioni molto diverse. Il counsellor, per esempio, non interviene su problemi e disagi di natura psicopatologica. Non a caso, gli incontri non prevedono l’elaborazione di una diagnosi o di una perizia psicologica.

Esiste, però, una innegabile somiglianza tra le due professioni nella misura in cui entrambe sono volte al raggiungimento di una condizione di maggior benessere per le persone che si trovano in una condizione di disagio.

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Vuoi lavorare nel settore fieristico? Ecco da dove cominciare

Ti piacerebbe lavorare nel settore fieristico? Si tratta di un ambiente molto stimolante e aperto che consente di venire a contatto con persone provenienti da tutto il mondo.

Le opportunità di lavoro sono tante e tra le figure professionali più interessanti c’è quella dell’organizzatore fieristico.  La figura è complessa perché coordina l’intera organizzazione dell’evento, che di solito è accompagnato anche da una serie di appuntamenti collaterali come convegni, congressi e lanci promozionali.

Per poter lavorare nel settore fieristico bisogna avere una preparazione specifica. Frequentare un corso su come diventare organizzatori di eventi è un primo passo per trovare lavoro in questo settore.

Settore fieristico:  compiti dell’organizzatore

Se vuoi lavorare nel settore fieristico, devi imparare a conoscerlo. Oggi, sono tante le professioni coinvolte nella gestione di una fiera: organizzatore, esperto di logistica fieristica, hostess, progettista di allestimento, allestitori (carpentieri, tappezzieri, grafici), responsabili commerciali, responsabili marketing e così via.

Per quanto riguarda l’area organizzativa, bisogna avere competenze tali da poter svolgere tutte le mansioni elencate qui sotto:

  • ideare l’evento (individuare i settori merceologici, i contenuti, i tempi di svolgimento, il programma di eventi collaterali)
  • definire i costi
  • organizzare la struttura prescelta (progettazione stand e percorso fieristico)
  • preparare il materiale illustrativo
  • curare i rapporti con i fornitori
  • assegnare gli spazi agli espositori
  • contattare eventuali sponsor e ospiti
  • selezionare e reclutare il personale (allestitori, sicurezza, accoglienza)
  • supervisionare tutto il materiale pubblicitario/marketing
  • organizzare eventi extra come convegni e congressi
  • predisporre i servizi collaterali (trasporti, convenzioni alberghiere, catering e ristoro)
  • curare i rapporti con i mezzi di informazione
  • curare la comunicazione on line e quella social
  • valutare i risultati dell’evento con compilazione di appositi report

Come organizzare fiere: le competenze richieste

L’organizzatore di fiere è una figura manageriale e, in quanto tale, ha una funzione di coordinamento. Per svolgere questo ruolo bisogna avere una serie di qualità personali, come:

  • capacità di problem solving
  • spirito imprenditoriale
  • propensione al lavoro in team e alla gestione delle risorse umane
  • buone qualità decisionali e progettuali
  • doti di flessibilità e dinamicità
  • precisione a attenzione ai dettagli
  • capacità di affrontare eventi non prevedibili
  • attitudine alla negoziazione
  • capacità di analisi
  • pensiero creativo
  • capacità di coordinamento del lavoro degli altri

Per quanto riguarda l’area delle competenze è indispensabile la conoscenza del mondo fieristico e una certa preparazione in ambito marketing e comunicazione. Non solo, è necessaria anche una formazione economica tale da poter gestire il budget, ottimizzando i costi e puntando al raggiungimento di buoni risultati. Sono molto importanti cioè le conoscenze delle norme amministrativo contabili e delle tecniche di organizzazione di un evento aggregativo.

Se vuoi lavorare nel settore fieristico e hai una laurea in marketing o in economia, sei sicuramente avvantaggiato rispetto a chi ha un titolo di studio in altre aree. Certo, se hai studiato ingegneria gestionale, puoi sicuramente avviarti alla carriera di organizzatore fieristico senza grandi problemi.

Una delle competenze assolutamente indispensabili è la conoscenza dell’inglese. Ovviamente, la conoscenza di più di una lingua straniera, aumenta ancora di più le possibilità occupazionali.

Si tratta di una professione che richiede molto impegno e può diventare stressante soprattutto durante lo svolgimento delle fiere. Se decidi di lavorare nel settore fieristico, devi avere cioè un’ottima capacità di bilanciare vita professionale e vita privata.

Gli sbocchi professionali dell’organizzatore fieristico

L’organizzatore fieristico può lavorare come dipendente di società specializzate in eventi oppure come libero professionista. La preparazione ottenuta partecipando anche a corsi di formazione specifici consente di lavorare per agenzie di PCO, organizzazione convegni e congressi, agenzie di eventi fieristici e agenzie specializzate in servizi per fiere.

Non solo, in Italia ci sono diversi enti fieristici che assumono personale specializzato. Si tratta di enti che forniscono tutti i servizi necessari per la gestione delle fiere e hanno tutto il personale interno che si occupa del lavoro di organizzazione.

Qui sotto, un piccolo elenco di enti fiere in cui è possibile trovare lavoro come dipendente:

  • Fiera Milano s.p.a – l’ente gestisce la struttura di Fiera Milano City con i suoi sei padiglioni da 43 mila metri quadrati
  • Ente Fiera di Bologna – organizzatore di eventi molto famosi come il Cosmoprof
  • Ente Fiera Roma – uno dei poli fieristici più grandi d’Italia con 10 padiglioni e un centro congressi con 3 mila posti
  • Mostra D’Oltremare Napoli – ente che gestisce un polo con area fieristica, area congressuale e area  intrattenimento
  • Ente Nuova Fiera del Levante Bari – società che si occupa del quartiere fieristico e congressuale organizzatore di una tra le più famose fiere campionarie italiane

In realtà, gli enti fieristici in Italia sono tantissimi e distribuiti su tutto il territorio da Nord a Sud, da Ancona a Bergamo, da Torino a Genova fino a Palermo. Si tratta comunque di un settore che ha registrato una certa crescita nel periodo 2015-2019 e in cui puoi mettere alla prova le tue capacità e trovare sbocchi professionali molto soddisfacenti.

Allora, hai scelto la tua professione del futuro: proverai a lavorare nel settore fieristico?

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Come riordinare la scrivania? 4 consigli per farlo al meglio

Stai cercando consigli su come riordinare la scrivania? Tenere sempre ordinata la scrivania consente di avere diversi benefici: riduzione del tempo per trovare le cose, maggiore concentrazione, eliminazione di tutti gli elementi di disturbo e diminuzione del tempo giornaliero da dedicare a rimettere in ordine.

Tutti questi benefici si ripercuotono sull’umore, sulla motivazione, sulla qualità dello studio e sulla qualità del tempo passato seduti alla scrivania.

Vuoi imparare a migliorare il tuo ambiente dedicato a studio e lavoro? Qui sotto i nostri consigli per ordinare la scrivania.

Scrivania: tienila ordinata sgomberandola da oggetti inutili

Il primo consiglio della nostra guida su come riordinare la scrivania è il seguente: fai una cernita di tutte le cose e sbarazzati di quelle inutili.

Sulla scrivania si accumulano sempre penne senza inchiostro, spuntoni di matite, vecchi documenti e una serie di cose inutilizzate da anni. Liberati di tutto e lascia solo gli oggetti indispensabili.

Un bel piano sgombero, dotato solo dell’essenziale per studio e lavoro, aiuta a raggiungere la giusta concentrazione.

Tieni in ordine la scrivania con un tocco di originalità

Scrivania ordinata non significa scrivania triste. La concentrazione e la motivazione possono essere stimolate anche da un ambiente gradevole e creativo. Come ottenerlo? Superficie sgombra, computer posizionato al centro e qualche oggetto personale per spezzare la monotonia.

Le piantine accanto al monitor del pc sono molto consigliate. Secondo alcuni studi sperimentali, per esempio, i cactus assorbono le onde elettromagnetiche dei computer evitando il manifestarsi di disturbi come la cefalea. Perché allora non prendere un piccolo cactus e metterlo accanto al monitor? In questo modo scongiurerai il mal di testa e avrai una scrivania più vivace. Per rendere più creativa la tua postazione puoi anche usare cancelleria divertente e colorata, dai pennarelli ai post it. 

Usa un solo punto di raccolta

Uno dei capisaldi della nostra guida su come riordinare la scrivania riguarda il punto di raccolta. Se hai bisogno comunque di avere a portata di mano dispense, fotocopie e documenti sulla scrivania, compra un contenitore/vassoio/svuota tasche in cui tenere tutto. In questo modo, i vari oggetti responsabili del disordine saranno riposti ordinatamente in un punto solo.

Rimetti sempre ogni cosa al suo posto

Questo è il nostro ultimo fondamentale consiglio: metti le cose nel posto in cui le hai prese così da preservare l’ordine nel tempo. In caso contrario non riuscirai a tenere la scrivania ordinata a lungo. Dovrai cioè ordinare tutto ogni volta che ti metterai a sedere.

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Dove andare in Val d’Aosta in autunno: 4 luoghi da vedere

Sei un convinto sostenitore delle vacanze autunnali e non solo estive? Ti sveliamo dove andare in Val d’Aosta in autunno per scoprire tutta la magia di questa regione. Si tratta di un ottimo periodo, anche perché non fa molto freddo e le strade sono ancora libere e non ricoperte di neve e ghiaccio. Scopri insieme a noi le quattro mete ideali per il periodo autunnale.

Cosa vedere in Val d’Aosta in autunno

Viaggiare nel periodo autunnale è un buon modo per non rinchiudersi in casa e per spezzare la routine di lavoro e studio a distanza. Qui sotto le 4 località della nostra guida “Dove andare in Val d’Aosta in autunno”:

  • Parco del Castello Passerin d’Entreves a Chatillon – si tratta di una meta perfetta per gli appassionati di foliage. Il parco è parte integrante del castello ed è caratterizzato da diversi alberi monumentali, tra cui un tiglio di 5 metri di circonferenza. In autunno l’atmosfera è molto suggestiva grazie ai frassini, alle querce e agli aceri dalle foglie rosse.  Dovrai munirti di machina fotografica per cogliere tutte le sfumature di colore delle foglie, percorrendo i 2 ettari visitabili. In realtà, il parco si estende per 3 ettari ed è dotato di custodi che sapranno darti tutte le indicazioni per l’area a cui puoi avere accesso.
  • Etroubles – piccolo borgo trasformato in un museo a cielo aperto. Lungo le stradine del centro storico, infatti, sono disseminate una serie di sculture e altre opere d’arte. Il borgo è famoso anche per essere sede della prima latteria sociale, assolutamente da visitare. Se scegli Etroubles come meta, assaggia il piatto locale in uno dei ristoranti del posto: la zuppa di fontina con pane nero.
  • Bard – il borgo di Bard è il terzo suggerimento della nostra guida dove andare in Val d’Aosta in autunno. Il borgo merita una visita per il suo Forte da cui si vede un paesaggio magnifico e per il centro medievale con le case storiche, dichiarate monumento nazionale. Prima di partire visita il sito del Forte e controlla il calendario eventi perché nel corso dell’anno ci sono spesso mostre e spettacoli.
  • Lago di Villa a Challand-Saint-Victor – meta consigliata soprattutto agli amanti della natura. Si tratta di una riserva naturale con un bacino lacustre. In autunno passeggiare in riva al lago è molto bello grazie ai mille colori di piante e alberi. La zona, inoltre, è organizzata per il trekking e propone un itinerario escursionistico che parte dalla località Torille, nel comune di Verrès.

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Cerchi lavoro? Ecco 3 motivi per scegliere il video curriculum

Stai cercando lavoro e vuoi sapere come funziona un video curriculum? Sei ancora uno studente presso l’Università di Aosta, ma vuoi essere pronto nel momento in cui dovrai cercare la tua prima occupazione?

Il CV video è un ottimo strumento per aumentare le proprie chance occupazionali. Devi solo realizzarlo con cura, facendo attenzione a particolari come l’abbigliamento, la location, le luci, la qualità audio e la resa video. Un buono strumento, infatti, può diventare controproducente quando la realizzazione risulta troppo amatoriale. 

Scopri qui sotto perché dovresti scegliere un video curriculum al posto del tradizionale curriculum cartaceo.

Video curriculum: le ragioni per prediligerlo

Un video curriculum richiede più pratica nella realizzazione rispetto a quello classico. Perché allora investire il tuo tempo nel prendere dimestichezza con la telecamera, nello scegliere la location e nel prepararsi per girare un video? Qui di seguito, i motivi per cui  dovresti impegnarti e creare la tua candidatura video:

  • consente di distinguersi dagli altri candidati: a differenza di qualche tempo fa, le aziende oggi sono sommerse di curriculum. Le piattaforme online, infatti, hanno consentito la crescita esponenziale di possibili candidati per un lavoro. Questo ha determinato l’abbassarsi della soglia di attenzione dei reclutatori. Quando invii un curriculum devi distinguerti tra migliaia di candidati. Il video curriculum ti consente di fare il primo step in automatico, vale a dire catturare l’attenzione molto più velocemente. Si tratta di un grande vantaggio, che può diventare un vero e proprio asso nella manica quando il video è esaustivo e conciso. I CV video, infatti, non dovrebbero avere una durata superiore ai 60/90 secondi.
  • umanizza il candidato: i curriculum cartacei sono un elenco abbastanza freddo di competenze ed esperienze. Le aziende non hanno cioè la possibilità di farsi subito un’idea veritiera del candidato. Il CV video risolve questo problema, perché mostra una serie di dettagli che non traspaiono dal formato cartaceo. Il linguaggio, la presenza, il modo di porsi offrono un’immagine più completa del candidato, che potrebbe essere di grande aiuto per il successo della selezione.
  • rende possibile mostrare competenze non evidenziabili nel CV cartaceo: il video curriculum non deve essere un elenco di competenze ed esperienze come quello tradizionale. Dovrebbe, infatti, contenere tutte quelle abilità personali e relazionali difficilmente esprimibili su carta. Se il ruolo per cui ti candidi richiede la conoscenza dell’inglese, per esempio, puoi registrare una piccola conversazione in lingua. In questo modo, i reclutatori hanno la possibilità di valutare subito la tua conoscenza della lingua straniera richiesta per il ruolo.

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Come organizzare eventi digitali? 3 (+1) cose da sapere

Sei alla ricerca di consigli su come organizzare eventi digitali? Oggi, è indispensabile saper usare gli strumenti online per lanciare un prodotto, fare una lezione o presentare un programma di lavoro.

Ma cosa c’è da sapere? In realtà, si tratta di un settore in forte espansione. Se ti piacerebbe trasformare in lavoro un interesse appena nato, puoi seguire un master su come diventare organizzatrice di eventi.

Intanto dai un’occhiata alla nostra guida per scoprire qualcosa in più su questo mondo.

Organizzare evento online: come fare

La nostra guida su come organizzare eventi digitali inizia con una distinzione linguistica. Oggi, si fa molta confusione con la terminologia degli eventi digitali. Webinar e webmeeting, per esempio, non sono la stessa cosa e prevedono modalità e piattaforme diverse:

  • stabilisci il tipo di evento digitale da organizzare: vuoi capire come organizzare un webinar o un weebmeeting? Il termine webinar si usa per indicare una lezione o un seminario online, in cui l’organizzatore o relatore gestisce tutto l’appuntamento. I partecipanti non intervengono, se non tramite messaggi pubblici in chat. Il termine webmeeting, invece, indica una riunione in cui ciascun partecipante ha diritto di parola e libero accesso al microfono.
  • crea una scaletta dell’evento: non lasciare nulla al caso, ma stila una scaletta per scandire i diversi momenti. Se si tratta di un webinar, usa lo strumento delle slide con immagini e grafici. Sono indispensabili per gestire i seminari e consentire ai partecipanti di seguire meglio.
  • scegli la piattaforma giusta: una piattaforma come Zoom, molto diffusa nel settore scolastico, è più indicata per un webmeeting. Zoom, infatti, consente di chiudere i microfoni ma non le webcam ed è quindi poco adatta per seminari, corsi, master e lezioni. Per capire come organizzare eventi digitali come i webinar usa piattaforme come GoToWebinar, Mikogo o Join.me.
  • evento in diretta o evento registrato: valuta sempre qual è la formula migliore. Nel caso di una lezione, per esempio, è molto meglio la registrazione, che permette ai partecipanti di ritagliarsi il tempo per seguirla con calma. Se si tratta di una presentazione o di un evento di marketing , opta per lo streaming. Non trascurare, però, fattori come l’orario e la durata, in modo da coinvolgere i partecipanti e da non appesantire la presentazione con scalette troppo lunghe. Arricchisci l’evento fornendo anche contenuti e video on demand. In questo modo i partecipanti potranno approfondire in un secondo momento e apprezzeranno l’attenzione, favorendo l’instaurarsi di un contatto più prolungato nel tempo.

Ora puoi iniziare a pensare al tuo primo evento digitale!

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Le migliori mostre ad Aosta: i musei da visitare

Ti sei trasferito da poco e vorresti visitare le mostre ad Aosta? La città offre la possibilità di visitare diversi musei di arte e archeologia, tradizioni popolari e scienze e storia naturale.

Scoprire un posto nuovo visitandone i musei è un ottimo modo per cominciare a conoscerlo e a sentirsi come a  casa. Per sapere cosa fare ad Aosta e quali mostre visitare, leggi la nostra piccola guida qui sotto.

Musei di Aosta: le mostre da non perdere

La nostra guida sui musei di Aosta inizia con il MAR – Museo archeologico regionale, situato in Piazza Roncas a poca distanza dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista. Il museo offre un percorso storico che inizia nella sala dedicata alla memoria del canonico Justin Boson, primo direttore della struttura. Si passa poi alle sale sui rituali funerari, a quelle con le stampe dei monumenti aostani e alle sale con i reperti di epoca cristiano-medievale.

Dopo la visita al MAR, puoi fermarti a mangiare in una delle ottime trattorie del centro storico e poi dare un’occhiata alle altre mostre ad Aosta:

  • Tesoro della cattedrale – il museo si trova nel deambulatorio della Cattedrale e consente di ammirare sia il tesoro della chiesa che i pezzi dell’arte valdostana provenienti dalle chiese della regione. I pezzi esposti coprono un periodo di cinque secoli (XIII-XVIII) e tra i più preziosi c’è un cammeo di epoca romana, incastonato in una cornice d’oro con pietre e perle.
  • Area megalitica di Aosta – il percorso è suddiviso in sei parti e si sviluppa su un’area della grandezza di un ettaro, riportata alla luce nel 1969. Le testimonianze presenti coprono ben cinque millenni di storia, dai monumenti del periodo neolitico fino ai giorni nostri. Il sito archeologico vero e proprio si trova a circa 6 metri sotto il livello stradale.
  • Museo Manzetti – il museo è interamente dedicato all’inventore valdostano Innocenzo Manzetti, considerato il vero ideatore del telefono. Il museo ripercorre la storia e le invenzioni di Manzetti, che creò diverse macchine dall’automa suonatore di flauto alla prima automobile a vapore.

I musei migliori nei dintorni della città

Se ti interessa conoscere meglio la regione, però, non ti devi fermare alle mostre ad Aosta. Ti basta uscire appena fuori dalla città per trovare una ricca proposta museale. Qui di seguito, due musei da non perdere:

  • Museo dell’artigianato valdostano – MAV – il museo è stato inaugurato nel 2009 e si trova a pochi passi dal castello di Fénis. La struttura ospita 800 manufatti artigianali.
  • Museo delle Alpi – 29 sale con un percorso interattivo per scoprire le Alpi all’interno del complesso del Forte di Bard.

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Come vestirsi per una cerimonia? 3 consigli da seguire

Sei invitato a un matrimonio o a una festa di laurea? Sapere come vestirsi per una cerimonia ti consente di non sbagliare e di non sentirti a disagio con il look scelto.

Gli abiti da indossare a un evento importante vanno selezionati con cura, tenendo conto di fattori come il tipo di cerimonia (formale/informale), la location (ristorante in campagna, ristorante elegante in città) e l’orario (diurno/serale). Sono questi, infatti, gli aspetti da prendere in considerazione per capire come scegliere l’abito da cerimonia.

Segui i nostri consigli qui di seguito e sarai l’invitato ideale di qualsiasi evento. Se poi vuoi lavorare nel mondo delle cerimonie, devi assolutamente conoscere le regole riguardanti l’abbigliamento, che fanno parte delle materie dei corsi su come diventare organizzatore di eventi

Come scegliere l’abito da cerimonia perfetto

I wedding planner consigliano vestiti da cerimonia di lunghezze diverse a seconda che l’evento sia diurno o serale. Per il giorno, infatti, le donne devono scegliere abiti midi o al ginocchio. L’abito lungo è riservato solo alle cerimonie serali. E l’abito giacca e pantalone? Potrebbe andare bene anche per le cerimonie diurne a patto che non sia né troppo formale né troppo appariscente.

Questa piccola regola sulle lunghezze ti ha confuso? Allora, leggi subito i nostri consigli su come vestirsi per una cerimonia:

  • quali colori indossare: ai matrimoni sono vietatissimi gli abiti bianchi. È preferibile indossare vestiti dai colori tenui come cipria e malva. Lo stesso principio vale anche per altri tipi di cerimonie. I colori appariscenti non sono mai consigliati, né per le donne né per gli uomini. Se la cerimonia è serale, si possono scegliere colori più intensi come il blu e il verde. Per gli uomini sono perfetti completi grigi o blu scuro. Per quanto riguarda le camicie, invece, si consigliano bianche e azzurre. Le camicie a righe sono adatte solo alle cerimonie informali.
  • quali tessuti scegliere: le donne dovrebbero evitare tessuti casual come il lino o il cotone. I tessuti più consigliati sono quelli impalpabili, come la seta e lo chiffon. Per gli uomini, invece, è perfetto il fresco lana e sono banditi i tessuti lucidi con effetto cangiante.
  • quali accessori abbinare: la guida su come vestirsi per una cerimonia termina con le scarpe. Le donne dovrebbero indossare scarpe chiuse. Per le cerimonie serali, però, sono consentiti i sandali gioiello. Se la cerimonia è diurna, bisogna indossare una borsa di dimensioni medie. Le clutch, per esempio, sono indicate per la sera. Infine, gli uomini devono assolutamente abbinare scarpe e cintura. Le calzature maschili da cerimonia dovrebbero essere sempre nere.

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Come diventare analista finanziario: studi e possibilità

Ti piacerebbe capire come diventare analista finanziario? Prima di indicarti gli studi indispensabili per lavorare come analista, ti aiutiamo a definire ruolo e mansioni di questa figura professionale.

L’analista finanziario è colui che studia i bilanci aziendali, con l’obiettivo di comprenderne lo stato di salute e di valutare le future prospettive economiche. A questa figura, infatti, spetta il compito di indirizzare l’impresa e di sostenerla nella pianificazione delle attività finanziarie da mettere in atto.

Lavorare come analista: gli studi

Una guida su come diventare analista finanziario non può che partire dagli studi da seguire. Per lavorare sia come indipendente che come libero professionista, bisogna aver intrapreso gli studi universitari in economia.

Se sei iscritto alla laurea in economia aziendale, gli sbocchi lavorativi consentiti includono proprio l’attività di analista finanziario.

Una volta terminati gli studi, bisogna effettuare un tirocinio presso una delle seguenti realtà: studi di consulenza, società di intermediazione finanziaria o di gestione del risparmio e società di trading, in modo da cimentarsi con il mondo del lavoro.

Dopodiché, si può scegliere tra la posizione da dipendente e quella da libero professionista. Il lavoro come analista finanziario necessita di aggiornamento continuo nel tempo, che si può ottenere con l’iscrizione a master in ambito finanziario o con la partecipazione alle iniziative di formazione promosse dal’AIAF (Associazione Italiana Analisi Finanziaria).

Analista finanziario: mansioni e stipendio

Dopo aver capito come diventare analista finanziario, bisogna cominciare a prendere dimestichezza con le sue mansioni:

  • controllo della situazione finanziaria e patrimoniale delle aziende
  • studio del bilancio aziendale
  • stima dei valori mobiliari (azioni e altri titoli)
  • intermediazione nei rapporti con gli istituti bancari
  • valutazione di potenziali opportunità di investimento
  • analisi di mercato
  • supporto nella redazione di business plan per la pianificazione delle attività finanziarie aziendali
  • intermediazione con gli operatori di borsa
  • assistenza nei processi di quotazione in borsa

In realtà, le mansioni possono variare anche in base al tipo di cliente. Di solito, un analista finanziario lavora per conto di banche, società di intermediazione immobiliare, fondi di investimento, società di consulenza finanziaria, banche d’investimento, grandi aziende quotate in borsa, enti previdenziali, fondi pensione, agenzie governative e non solo.

La variabilità di mansioni e responsabilità determina anche una certa differenza tra gli stipendi medi. Un dipendente può arrivare a guadagnare un ottimo stipendio, che si aggira su circa duemila euro al mese. I liberi professionisti, invece, hanno margini di guadagno più ampi, che dipendono dal numero e dall’importanza dei clienti gestiti.

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Come diventare wedding planner? Tre consigli per iniziare

Hai una passione per i matrimoni e vuoi capire come diventare wedding planner? In Italia questa professione è relativamente nuova. Proprio per questo motivo non ci sono corsi specifici dedicati alla figura dell’organizzatore di matrimoni. 

Non hai bisogno cioè di un titolo per iniziare a lavorare. È sufficiente, infatti, aprire una partita IVA come libero professionista. Se sei tra quelli che vogliono fare le cose nella maniera giusta, è consigliabile seguire comunque un corso. I più indicati sono quelli incentrati sul management di eventi. Individua cioè un corso su come diventare organizzatrice di eventi e specializzati nei matrimoni. 

Come organizzare matrimoni: la carriera di wedding planner

Per capire come diventare wedding planner devi seguire il lavoro degli altri. Il primo passo è individuare i professionisti più stimati del settore, sia italiani che stranieri, e cercare di carpirne i segreti.

Tra quelli più famosi c’è sicuramente l’americano David Tutera, a cui si deve l’organizzazione di matrimoni per star planetarie come Jennifer Lopez, Elton John e Matthew McConaughey. 

Qui di seguito, tre piccoli consigli per iniziare a lavorare come wedding planner: 

  • studia il settore: i matrimoni sono un evento in continua evoluzione. È fondamentale iniziare studiando con attenzione le tendenze. Oltre a seguire i professionisti già affermati, è bene partecipare alle fiere. Ogni regione organizza la sua fiera dedicata agli sposi. La presenza è importante anche per farsi conoscere, visto che molte coppie partecipano a queste manifestazioni a caccia di idee per le loro nozze.
  • crea una rete di fornitori: è importantissimo avere una ricca agenda di contatti che includa fotografi, fioristi, atelier di abiti da sposi, acconciatori, truccatori e fotografi. In questo modo, garantirai un servizio sempre efficiente con prezzi adatti a tutte le tasche.
  • cura la tua immagine social: crea un sito e aggiorna sempre le tue pagine social. Quest’ultimo consiglio è sicuramente quello più importante. Per capire come diventare wedding planner e avere successo è fondamentale esistere sul web. Aggiorna di continuo il tuo sito, inserisci foto professionali dei tuoi matrimoni e chiedi ai clienti di lasciare un commento/feedback.

Wedding planner: dove iniziare l’attività

Prima di avviare l’attività è importante capire dove farlo. Se nella tua città non ci sono altri professionisti del settore, valuta bene prima di iniziare. 

Probabilmente, l’assenza di wedding planner è dovuta a una domanda irrisoria. La presenza di altri professionisti dello stesso ambito non è sempre un elemento negativo. Al contrario, è la prova tangibile dell’esistenza di una fetta di mercato a cui rivolgersi.

 

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

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